Barcellona>
Le Giornate delle Giornaliste e Comunicatrici del Mediterraneo
Nasce
la Rete Mediterranea delle Giornaliste e delle Comunicatrici
per i Diritti Umani e la Pace
'Il
senso della sfida' di Nella Condorelli
Il
57per cento delle donne marocchine e’ analfabeta. Una dato
comune a tutto il Magreb, dove piu’ della meta’ delle
bambine passano l’infanzia ignorando banchi e lavagne, lettura
e tabelline, perse al seguito di qualche gregge di pecore sugli
altipiani dell’Atlante, oppure chiuse dietro mura di case
di argilla, lungo la rotta delle piste del Sahara.
E’
forte la denuncia di Zakia Mrini, presidente dell’associazione
Ennakhil pour la Femme et l’Enfant di Marrakech, che prende
la parola durante il dibattito dedicato specificatamente agli
strumenti operativi necessari a rendere efficace l’apporto
delle giornaliste della regione Mediterranea nella conquista di
diritti umani e pace per tutti.
Siamo
a Barcellona, nella sede istituzionale dell’IEMED, l’Institut
Europeo de la Mediterania, che con la Xarxa Internacional des
Periodistes con Vision de Genero e l’Associacio’ de
Dones Periodistes de Catalunya, ha organizzato queste seconde
Giornate “Communication with different Perpsective: a Bridge
for Peace and Human Rigths - Comunicamos con otra mirada:un puente
para la paz y los derechos Humanos”, con il sostegno della
Generalitat di Catalunya - Oficina de Promocio’ de la Pau
i dels Drets Humains, l’Ajuntament de Barcelona, la Xarxa
de Municipis de la Diputacio’ Barcelona, e l’Institut
Catala’ de les Dones, come dire il ministero delle pari
opportunita’ locale.
Una
bella e difficile sfida, che le catalane hanno comunque vinto.
Di questi tempi, infatti, i convegni dedicati all’informazione
di genere, cioe’ all’empowerment delle giornaliste,
al loro interrogarsi sulla “differenza” dello sguardo
e della parola delle donne nella narrazione dei fatti di cronaca,
si contano sulla punta delle dita. Anzi, aldila’ di questa
esperienza catalana, non si contano quasi per niente. Non e’
una novita’ per nessuno che, tra le tante liberta’
“desaparecidas” del dopo l’11 settembre, schiaccciate
tra terrorismo e sicurezza, il contributo all’informazione
delle giornaliste con visione di genere sia certamente tra i piu’
oscurati e censurati. Dato per agonizzante, quando non per morto
e sepolto. Persino imbarazzante parlarne, con quell’aria
degage’ che si porta dietro dal Novecento, e scomodo anche
per le tante e i tanti grandi difensori della liberta’ di
stampa e del pluralismo dell’informazione.
Eppure,
ieri come oggi, e forse mai come adesso, il dibattito storico
su “donne e informazione” mostra tutta la sua vitalita’
e attualita’. Ingegno e passione. Lo si e’ visto proprio
a Barcellona dove e’ riemersa la sua centralita’ strategica
rispetto a tutte le questioni al cuore dell’informazione
oggi e del suo rapporto con la Politica, dalla difesa della liberta’
di stampa e d’espressione come termometro della democrazia
di una societa’, alla presenza paritaria delle donne nei
luoghi decisionali dei sistemi informativi, come termometro della
democrazia sostanziale.
A
Barcellona, si e’ tentato dunque un passaggio per nulla
scontato, con piu’ obiettivi: riannodare le fila di un’analisi
di genere tutta interna alle politiche informative di diversi
Paesi euro-mediterranei, Spagna, Italia, Francia, Marocco, Algeria,
Tunisia, Egitto, Palestina, Turchia, traghettandola al presente
per non disperderne la memoria storica; dare valore alle piste
di riflessione e ai contributi elaborati dalle giornaliste e dalle
comunicatrici nei diversi contesti sociali e e politici; ridisegnare
il profilo di una nuova partecipazione e protagonismo delle donne
dell’informazione “con visione di genere” nelle
battaglia sui destini presenti e futuri dell’informazione,
tra globale e locale, tra tradizione e innovazione, tra carta
stampata, tv, radio, e web.
Tanti
dunque i temi di discussione, uno il punto di partenza: il disagio
espresso da tutte per le restrizioni alla liberta’ di stampa
e di espressione che, seppur con storie e modalita’ diverse,
e diverso impatto sociale, rappresentano oggi una realta’
indiscutibile, motrici (e nel contempo comparse) di autoritarismi
con effetti vari. Portatrici di stereotipi, nei quali pare impantanarsi
ed esaurirsi tutta la nostra stessa capacita’ di informare.
Con piu’ effetti, tra cui non ultimo la mutazione del grande
pubblico delle donne e degli uomini, sempre piu’ ridotti
da referenti principali del processo informativo a consumatori
passivi, sempre piu’ anonimi, sempre piu’ distanti.
L’impossibilita’ di accedere per esempio a fonti indipendenti,
e’ stato detto in tanti interventi, slegate dai grandi monopoli
delle agenzie mondiali, multinazionali che gestiscono l’informazione-merce
alla stregua di armi e petrolio, chiude nei fatti la possibilita’
di dare voce a soggetti “altri”, a tutto vantaggio
di news a tema globale, sempre piu’ omologate e veloci,
come sempre piu’ veloce e’ il tempo per governarle,
dalla fabbricazione al consumo.
In
mezzo, sta la web rivoluzione. Internet, e la societa’ dell’informazione
del terzo millenno. Con le sue enormi potenzialita’ e anche
con i suoi effetti immediati che l’intervento di Zakia e
i suoi dati sull’analfabetismo delle donne e delle bambine
delle aree rurali del Marocco e del Magreb, affresco immediato
dell’impossibilita’ di conoscere i propri diritti
prima ancora di elaborarli come consapevolezza, ha messo ben in
luce. Trascinando altre assunzioni d’impegno, altri interrogativi.
Come reagire da donne e giornaliste alla nuova disuguaglianza
tecnologica, tra nord e sud, tra nord e nord, e sud e sud? Quale
il confine tra la nostra responsabilita’ e quella dei decisori
politici? Quali gli strumenti da agire?
Domande
non facili, che il convegno non ha certamente esaurito, pur ponendo
un punto fermo di risposta:difesa a tutto tondo del pluralismo
nell’informazione: generi, genere e strumenti. Sono emerse
cosi’ alcune proposte concrete: una Radio per le bambine
dei villaggi rurali dell’Atlante, il pieno utilizzo di internet
come volano dell’informazione di genere, nella battaglia
d’uguaglianza e i diritti umani. Portare la sfida sui nuovi
terreni dell’informazione neutra. Con alcuni opzioni di
fondo.
Denuncia
delle violazioni dei diritti ma anche proposta educativa attraverso
la scelta della “notizia buona”, che sarebbe come
dire il “buonismo” nell’informazione. La valorizzazione
delle buone pratiche delle donne e degli uomini sui territori.
Una sorta di “rivoluzione copernicana” applicata alla
scelta della notizia che presuppone la scompaginazione della gerarchia
radicata forse nelle abitudini, ma non certo nei nostri cuori.
In
questo senso, schematicamente, la “notizia buona”
nella regione euro-mediterranea, e’ anche quella che favorisce
il dialogo, quella che scendendo alle radici delle questioni unisce
piuttosto che dividere, e pone le premesse per la costruzione
dello spirito condiviso di pace, della cultura condivisa della
pace, la sola che puo’ garantire la sua conquista concreta
ed il suo mantenimento. Diritti, giustizia, pace. Utopia?
La
risposta data a Barcellona riguarda tanto la coscienza e la responsabilita’
individuali quanto la competenza e la conoscenza professionali.
Con una serie di domande, presenti in tutti gli interventi. E
giacche’ si era nei giorni conclusivi del mese islamico
di ramadan (con molte colleghe in digiuno, da praticanti e da
laiche), mi fermo con questo esempio, che ha dato vita ad una
riflessione semplice e valida per l’una e per l’altra
riva.
Che
cosa conosciamo e trasmettiamo, noi della sponda nord, di fronte
alla news “per centinaia di milioni di musulmani inizia
oggi il Ramadan…”? A chi diamo parola, con quali immagini?
Cosa c’e che dovremmo raccontare (e non raccontiamo) del
suo spirito profondo, della notte che si fa giorno, del senso
del tempo e dello spazio, dell’anima e del corpo, delle
feste nelle case e nelle strade, dei dolciumi per i bambini, dei
vestitini nuovi, del pellegrinaggio dei poveri dell’Alto
Atlante, nei riti della Ventisettesima Notte, questa “notte
fatale” che con il manto degli Angeli, uno per ciascuno
e ciascuna, scende alla porta di ogni casa…
E
che cosa conosciamo e trasmettiamo, noi della sponda sud, di fronte
alla news “per centinaia di milioni di cristiani inizia
oggi il Natale…”? A chi diamo parola, con quali immagini?
Cosa c’e’ che dovremmo raccontare del suo spirito
profondo, della sua tradizione popolare, del senso del suo sacro,
delle feste nelle case e nelle strade, dei dolciumi per i bambini,
dei vestitini nuovi, delle luci dell’albero e dei riti del
presepe, del suo valore simbolico…
Questo
il senso del dibattito delle giornaliste e delle comunicatrici
con visione di genere, a Barcellona. I lavori si sono conclusi
con l’approvazione di una Dichiarazione che mette a fuoco
contenuti e impegno sottoscritti, e segna la nascita della Rete
Mediterranea delle Giornaliste e delle Comunicatrici per i Diritti
umani e la Pace che associa gruppi, associazioni, e singole professioniste.
La
Xarxa des Periodistes de Catalunya e la nostra associazione Mediterranean
Women Press Network, ne affronteranno il coordinamento con la
collaborazione e il patrocinio dell’IEMED – Institut
Europeo de la Mediterania. Punto di riferimento informativo, “Women
in the city”, il nostro magazine-donne che e’ nato
e trae linfa dalle battaglie per la liberta’ di stampa e
il pluralismo dell’informazione dell’associazione
Articolo1.Liberi di.
Alla
Dichiarazione ha fatto seguito la scheda “Proposte concrete”,
con il dettaglio dei temi obiettivo dell’attivita’
della nuova Rete, dalla difesa della liberta’ di stampa
alla difesa dell’empowerment delle giornaliste con visione
di genere; dalla difesa dell’informazione “dal basso”
a quella per ottenere nei diversi sistemi editoriali e televisivi
spazi informativi diretti a coinvolgere la societa’ civile,
per una societa’ non sessista e realmente egualitaria, per
promuovere la crescita civica e l’accesso ai diritti della
popolazione femminile mediterranea; contro le disuguaglianze sociali
e di genere; per il diritto all’informazione sullo sviluppo
equo e condiviso tra nord e sud del mondo.
Il
prossimo convegno della nuova Rete si terra’ in Marocco,
nel corso del 2008.
La
Rete partecipera’ inoltre al II Encuentro de la Red Internacional
de Periodistes con Vision de genero, Oviedo, 16-18 novembre prossimi,
aperto ai gruppi dell’America latina, durante il quale si
discutera’ tra l’altro del trattamento nei media delle
notizie sulla violenza contro le donne, e si dara’ spazio
alle proposte alternative delle giornaliste agli attuali schemi.
Al
meeting di Barcellona, infine, ha partecipato anche un folto gruppo
di giovani laureati italiani, donne e uomini, delle facolta’
di Scienze della comunicazione delle Universita’ di Venezia
e Padova, presenti nella capitale catalana per un master di approfondimento
sull’informazione e la comunicazione nel Mediterraneo, nel
quadro delle attivita’ di scambio e cooperazione con l’Universidad
Autonoma di Barcelona, e l’Osservatorio Mediterraneo de
la Comunicacio’, al quale e’ associata anche la nostra
Mediterranean Women Press Network.
Nella
Condorelli (octubre 2007)